“LA VISIONE DEL FOTOGRAFO” DI MICHAEL FREEMAN


Negli ultimi mesi abbiamo imparato a conoscere (e ad amare) lo stile di Michael Freeman e il suo modo semplice e chiaro di spiegare la fotografia. I libri della trilogia di cui vi abbiamo parlato negli articoli precedenti (“L'occhio del fotografo”, “La mente del fotografo” e “Fotografare in bianco e nero”), riguardano la visione del fotografo, ovvero ciò che vede il fotografo (che sia un professionista o un amatore) dietro l'obiettivo. Freeman si pone alcune semplici domande, come ad esempio “cosa voglio trasmettere?” oppure “cosa vedo?” e tenta, con la sua solita maestria, di dare loro una risposta. “La visione del fotografo” (come poteva chiamarsi altrimenti?) è l'ultima di una serie di opere in cui si analizza l'operato dei grandi fotografi partendo da un punto fondamentale: l'immagine. (che poi è anche il punto di arrivo).
L'autore riesce a spiegare passo dopo passo come si è giunti a quella foto, cosa passava per la mente del fotografo in quel preciso momento, cosa hanno visto i suoi occhi e quale era il suo desiderio in quel preciso istante. Riesce quindi a cogliere l'attimo e a spiegarlo con chiarezza tale da coinvolgere anche un lettore poco attento. L'opera è suddivisa in tre capitoli, il primo dei quali fa riferimento all'arte dell'istante (che poi è anche il titolo del capitolo) ed esamina le caratteristiche necessarie per ottenere una buona foto. Gli elementi necessari, secondo Freeman, sarebbero cinque e  li elenca dando oltre ad una spiegazione personale, anche una motivazione tecnica e professionale. Questi elementi, la cui combinazione porterebbe alla “fotografia perfetta” sono la maestria tecnica, la reazione (e quindi l'attenzione) del pubblico, l'esperienza del fotografo, il contesto nel quale si decide di scattare, l'idea (che può essere anche semplice e lineare non necessariamente complessa e articolata) e la personalizzazione dello scatto, cosa, questa, fondamentale per riconoscere un professionista. Il capitolo successivo tratta i vari stili e le varie tipologie di fotografia (giornalismo, moda, scienza, matrimoni...) perché ogni fotografia- proprio come accade per ogni cosa- deve avere uno stile a seconda della tipologia e la tecnica utilizzata non può essere la stessa per ogni scatto. Nel terzo, ed ultimo, capitolo si parla invece delle doti del fotografo: di come deve riuscire a stupire, ad incantare, a far porre domande. In tutta l'opera (ma soprattutto in quest'ultima parte) l'autore porta il lettore a porsi delle domande sia sulla propria tecnica sia sul proprio stile nonché excursus personale (sì, perché la fotografia è parte integrante della vita del professionista ). Come per gli altri due libri di Michael Freeman, anche “La visione del fotografo” si rivolge a tutti (esperti e non) che vogliono imparare, conoscere, analizzare e analizzarsi. Freeman, con il suo modo semplice e lineare, si fa amare dal grande pubblico offrendo un vero e proprio corso da sfogliare che non solo porta il lettore ad imparare tecniche nuove, ma anche a scoprire  e conoscere nuovi lati di sé.


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articolo a cura di Ilaria Quaresima (Confidential Blog - FaceBook)

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